Le produzioni del Belpaese godono di una crescente reputazione tra i consumatori americani

Gli Stati Uniti rappresentano per l’Italia il principale mercato per l’export di vini. E le produzioni del Belpaese risultano essere molto apprezzate dai consumatori americani, che ricercano sempre più prodotti di qualità superiore, come dimostra una ricerca condotta dall’Istituto Grandi Marchi e da Nomisma Wine Monitor sul consumo dei “fine wines” negli Usa.
Circa un terzo dei consumi statunitensi di vino si riferisce a prodotti d’importazione. Rispetto alle principali tipologie di vino importato, la quota dell’Italia è passata dal 31% al 34% nel caso dei vini fermi imbottigliati e dal 13% al 32% nel caso degli spumanti.
La ricerca mette in evidenza come l’Italia abbia un enorme vantaggio competitivo rispetto ad altri paesi importatori dato dal fatto che il nostro paese gode di una reputazione molto elevata presso il consumatore americano. Il vino italiano piace soprattutto quando rispecchia l’Italian style, che è collegato, secondo gli intervistati, ai concetti di bellezza, moda e lusso.
E in effetti, il posizionamento dell’Italia nelle fasce “premium” in termini di quota sulle vendite nel canale off-trade è tra i più alti in riferimento ai vini di importazione. Nel caso dei vini rossi fermi, a fronte di una incidenza complessiva del 7% sulle vendite totali, la quota di mercato supera l’8% in tutte le fasce di prezzo superiori ai 20 dollari a bottiglia. Ma non solo: arriva a superare il 10% nella fascia di prezzo da 31 dollari e oltre. In virtù di questo “alto” posizionamento, il prezzo medio dei vini rossi italiani venduti nell’off-trade è in linea a quello dei rossi francesi (12,3 dollari contro 12,4 dollari). Anche nel caso dei vini bianchi fermi, a fronte di un’incidenza sulle vendite della tipologia del 13%, la relativa quota di mercato arriva al 42% nella fascia tra i 20 e i 25 dollari a bottiglia.

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