Dare un’immagine così completa che, se un giorno la città dovesse sparire improvvisamente dalla faccia della terra, potrebbe essere ricostruita sulla base del suo libro.
Ne è passata di acqua sotto i ponti del fiume Liffey, da quando James Joyce scriveva così del suo Ulisse, tratteggiando Dublino in dettagli quasi fotografici.
Oggi per scoprire la capitale della Repubblica d’Irlanda, che ha partorito ben quattro Nobel per la Letteratura e un genio come Oscar Wilde, e che continua a celebrare Joyce con l’annuale Bloomsday, devi girare in lungo e in largo e lasciarti contagiare dalla sua energia. Visitare i due chilometri della via dei pub, tra Lower Camden Street e Crown Alley, fino a calpestare le strade acciottolate di Temple Bar. Per assaggiare birre, anche artigianali, ed ascoltare musica, dal folk alle cover degli U2, gruppo cult nato e cresciuto tra questi quartieri, per completare con una visita alla Guinness Store House (vale la vista dal Gravity Bar) monumento alla più famosa stout irlandese.
Poi, accompagnati da drinking songs, improvvisate da un autista di bus, dirigersi ad ovest, vedo il Phoenix Park, uno dei parchi urbani più grandi al mondo, al secondo posto delle preferenze dei Dubliners dopo St Stephen’s Green, polmone verde nel cuore della città, a due passi dal Trinity College, l’Università più prestigiosa d’Irlanda dove per secoli nessun studente cattolico ha potuto metterci piede. Dopo, puntate ai vivaci mercati, all’elegante quartiere di Merrion Square, e quindi al Southside, a sud del Gran Canal, senza perdersi la Christ Church Cathedral e quella di San Patrizio, patrono d’Irlanda. Uno dei simboli di questo popolo orgogliosamente nazionalista, memore della propria storia (da non perdere Epic, il museo dell’emigrazione irlandese) che continua ad inseguire un sogno: il periodo d’oro della tigre celtica.
Tanto da vedere, insomma, e tanta energia da immagazzinare. Ma a questo ci pensa l’offerta culinaria. Sopra gli stellati ed una interessante proposta di cucina irlandese moderna, resistono spiced beef, irish beef e irish stew. E, ancora, irish breakfast dove, tra fagioli cotti nel ketchup, bacon, salsicce, uova strapazzate, black e white pudding, boxty, i caratteristici pancake di patate, si affaccia timidamente un pomodoro, quasi a volere mettere a tacere i sensi di colpa suggeriti dal colesterolo.
Smorzati appena da fish & chips, frutti di mare e smoked fish, i taglieri di pesce affumicato, da gustare nei vicini, pittoreschi villaggi costieri, come la baia di Howth.
A dominare la skyline, The Spire, la scultura più alta del mondo che dai suoi 120 metri saluta i viaggiatori in partenza da O’Connel Street.
Slàn, Dublin
Dublino, da Joyce al sogno della Tigre Celtica
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