Incuneata con la sua forma a ferro di cavallo, tra le pendici del Monte Bonifato e le acque del Golfo di Castellammare, Alcamo non è solo una città d’arte e di storia, ma è soprattutto una delle capitali indiscusse dell’enologia siciliana.
Camminando per le sue colline, il paesaggio appare come un mosaico infinito di filari che, da secoli, disegnano l’economia e l’identità di questo territorio.
Simbolo ne è il Catarratto, un vitigno autoctono, anima della Doc, e che trova qui il suo habitat ideale grazie ai terreni calcareo-argillosi e al microclima ventilato.
A promuovere il patrimonio enologico, l’Alcamo Wine Fest, l’evento giunto alla seconda edizione, organizzato da Gambero Rosso e Comune di Alcamo, in collaborazione con l’Enoteca Regionale della Sicilia Occidentale, che si è tenuto dal 14 al 16 dicembre scorso.
Oggi Alcamo vive una nuova rinascita enologica. Se da un lato le grandi cantine sociali continuano a garantire volumi e standard qualitativi importanti, dall’altro è cresciuto un movimento di piccoli produttori indipendenti, noti come “Catarratto Boys” e aziende biologiche e biodinamiche.
Molte di queste cantine sono ospitate in antichi bagli, strutture fortificate rurali, o in edifici storici testimoniando un legame indissolubile tra architettura e produzione vinicola.
Nel nostro video servizio, interviste a Vincenzo Adamo dell’azienda Adamo Bio, Domenico Lombardo della cantina Domenico Lombardo Vivignato, Antonio Tonnino dell’azienda Tonnino, Gabriele Vallone, di Tenute Valso, Guido Grillo, dell’azienda agricola Elios e ad Aldo Viola, dell’azienda agricola Aldo Viola.
Alcamo Wine Fest. L’identità si fa futuro
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