Insieme ad altri quattro comuni, forma il circondario delle Crete senesi, con le sue calanche e i suoi biancani, le tipiche ondulazioni argillose che fanno somigliare questi luoghi a paesaggi lunari. E’ Buonconvento, una manciata di chilometri da Siena, in piena valle dell’Ombrone, incoronato recentemente tra i borghi più belli d’Italia.
Luoghi noti per le doc Val d’Arbia e Orcia, per il tartufo bianco, per i formaggi.
E, da qualche anno, per la birra.
Sì, perchè dal 2006 in località Bibbiano, si svolge un importante manifestazione che richiama birrai artigianali belgi e italiani, homebrewers (epigoni dell’arte di produrre la birra in casa) e semplici curiosi. E’ il Villaggio della birra, divenuto appuntamento fisso per gli addetti ai lavori grazie alla sfida lanciata – e vinta – da Gianni Tacchini, patron del pub Tnt e deus ex machina dell’iniziativa.
Una due giorni, sabato 5 e domenica 6 settembre, che ha mostrato quanto il mondo della birra artigianale sia, fuor di metafora, in fermento.
Protagonisti i birrifici belgi Achilles, Boelens, Cazeau, Kameleon, De Ranke, De Leite, Rulles, Sint Canarus e ‘T Hofbrouwerijke, e i nostrani Baladin, Barley, Maltus Faber e L’Olmaia. Tra i banchi di assaggio, molti gli attori del pianeta brassicolo made in Campania, da Simone della Porta (birrificio Il Chiostro, Nocera Inferiore, Salerno) a Gianluca Polini (Ottavo nano di Atripalda, Avellino), da Paolo Mazzola (docente Slow Food) a Luigi Serpe (birrificio Maltovivo di Capriglia Irpina, Avellino), avvistati al villaggio.
Per i più arditi, disponibile un corner dove, oltre alle note etichette trappiste, abbiamo gustato una Oude Gueuze della birreria 3 Fonteinen, con il suo inconfondibile gusto acido e dal profumo fruttato. Definita lo “champagne” delle birre belghe, la gueuze (geuze in fiammingo) nasce dall’assemblaggio di due o più lambic di età diversa e prende il nome dal termine “gueux” (pezzente) perché nella regione era la bevanda dei poveri mentre il vino trovava posto solo sulle tavole dei potenti.
Prodotti non per tutti, le lambic, vero punto di incontro tra birra e vino, che hanno in Lorenzo Dabove, in arte Kuaska, (considerato il massimo esperto italiano di birra belga) il loro più impegnato ambasciatore nel nostro Paese.
Insieme a Tim Webb, autore di una notissima guida sul Belgio brassicolo, Dabove ha condotto un interessante laboratorio di degustazione di birre al quale ha preso parte anche Luigi D’Amelio, alias Schigi, altro grande esploratore del variegato mondo della birra artigianale.
Dalla Saison del birrificio Cazeau, unica con fiori freschi di sambuco, alla Serafijn Heksemie di Achilles, di facile beva con i suoi 6,5 gradi, dall’ambrata Femme Fatale di De Leite, con malto Monaco, a La9 de L’Olmaia, una quasi liquirizia con il suo luppolo Amarillo. Ancora, la Kamaleon Tripel di Den Hoppert, forte e secca, dai sentori di crosta di pane, la Tripel Klok e la Bieken di Boelens, quest’ultima arricchita di miele dello Yucatan, che regala sensazioni dolci, ma non stucchevoli. Da segnalare anche la Baladin X-fumè, una riserva Teo Musso, ottenuta usando un’infusione di tè affumicato che le dona l’aromaticità tipica dei whisky delle Islay.
Altro interessante appuntamento, quello con Terry Nesti e l’abbinamento proposto tra sigari Toscano e tre birre: Imperial Porter della Maltus Faber (liquorosa, gusto di caffè, cioccolato, da meditazione) Pvk de L’Olmaia (prodotta con cereali della Val d’Orcia, grano tenero, grano duro, orzo e avena) e Rubus, ai lamponi, di Birra del Borgo (grandi profumi al naso, grandissima acidità in bocca).
Ma non sono state solo le grandi birre a calamitare l’attenzione degli appassionati. Spazio anche agli homebrewners, che hanno proposto ai mastri birrai presenti le loro creature, fatte con pazienza, passione ed impegno. Preziosi i consigli ricevuti su come migliorare i propri prodotti fatti in casa.
Affollato anche il brassin public, la cotta pubblica, realizzato a cura dell’associazione Ars Birraria.
(Luigi D’Alise)