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La Cucina delle Sirene

by Redazione 14 Gennaio 2011
14 Gennaio 2011
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E’ in libreria, per i tipi delle Edizioni dell’Ippogrifo, “La Cucina delle Sirene”, scritto dal giornalista Francesco Aiello che racconta un capitolo della moderna gastronomia mediterranea attraverso la storia e le ricette del ristorante pluristellato Quattro Passi di Nerano, di Antonio e Rita Mellino.
Nelle pagine, la storia di una famiglia della ristorazione del Sud, impegnata a creare e diffondere sapere gastronomico, nel quale le vicende del cibo si intersecano con gli elementi storici e naturalistici di un contesto ambientale unico al mondo: la penisola sorrentina.

In perfetto equilibrio tra memoria del passato e moderna sensibilità al buono e al bello, quest’area costituisce infatti un laboratorio unico per la definizione della gastronomia contemporanea.
Lungo le pagine del volume, con la prefazione di Luciano Pignataro, il contributo storiografico di Antonino Siniscalchi e le fotografie di Michele Mari, la storia del ristorante si interseca con i cambiamenti che si sono verificati negli ultimi decenni sia nei principi dell’alimentazione, sia nelle motivazioni del “mangiare fuori”. Emerge in primo piano, dunque, quel processo di evoluzione e specializzazione della ristorazione che, da fatto gastronomico in senso stretto, assume una connotazione antropologica, sociologica, economica e, quindi, culturale.
Sintesi tra il recupero della migliore tradizione della Campania e delle tendenze contemporanee in tema di cotture e presentazioni, la cucina dei Quattro Passi appare continuamente alla ricerca delle grandi materie prime, da qualsiasi parte provengano, senza mai tradire l’originaria vocazione di valorizzazione dei prodotti tipici della terra e del mare di Sorrento. Ecco perché accanto a ricette nelle quali si esaltano le doti del cuoco che crea, un posto di primo piano è riservato alle preparazioni che più direttamente si richiamano alla tradizione, nelle quali il cuoco-artigiano interpreta i prodotti di una terra che ha fatto della biodiversità l’elemento su cui puntare per alimentare il “Grand Tour” gastronomico del terzo millennio.

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